Cosa fai quando non muori, Jack?

Le cronache di Jack Spirofsky. Dai luoghi virtuali più disparati.

Poi abbandonò la sua cerchia di amici e fra il rumore sommesso delle pagine se ne andò. Jack frusciando è uscito dal gruppo.
Zip

«Tu sei un assassino o uno che muore, Jack?». «Conosci già la risposta. È tutta la vita che muoio».
Ross Bova

Jack cercava un ingresso in scena ad effetto. O come lo chiamano dalle sue parti, incipit.
Frandiben

Vedeva luci colorate accendersi e spegnersi. Era come se volessero suggerirgli qualcosa. Era finito in un libro di spie.
Fabrizio Ferri

“Jack, non hai paura di morire?”. “No, sono già alla quarta ristampa”. “Sei un bastardo, Jack”
LVIX

A me il lunedì è sempre piaciuto, disse il nuovo amico di Jack. Poi tornò a cucire un cappello per Alice.
Ab Nordhl

Jack non era un voyeur, ma il lettore la sera lasciava sempre sul comodino il libro, con le pagine aperte.
Uto e pia

Un mostro meccanico pilotato da una fata cominciò a distruggere il mondo. «Mischia i generi, figlio di puttana», pensò Jack.
Nicola Longobardo

Guardò l’orologio nuovo: ore 14.55. Più tardi lo riguardò: 14.55. Passò del tempo: 14.55. Il lettore si era addormentato sulla pagina.
Silvia Nalon

L’assassino torna sempre sui sui passi, pensò Jack, quando lo rilessero.
Nonfaretardi

Jack non permette a nessuno di apostrofarlo. Che razza di nome è J’ack?
Salvo Ragusa

La guardò allontanarsi, dopo che lo aveva lasciato di punto in bianco. Doveva ricominciare da capo. Lettera maiuscola.
VentoTagliente

Era arrabbiato perché lo tenevano sempre all’oscuro. Era su un microfilm.
Fabrizio Ferri

Jack e la sua vita da precario. Non dovrebbero esistere le penne cancellabili
Simone Bellisai

Per Jack, lei era un capitolo chiuso. Ora sperava che il prossimo iniziasse con «6 mesi dopo», per saltare la parte peggiore.
VentoTagliente

Il buio, il silenzio, Jack dormiva. Poi dei passi, una folata di vento e una luce fortissima. Jack sobbalzò. Il lettore era rientrato.
Ire

Jack non aspettò il replay, ricominciò tutto da solo.
Luciano Chenet

Quel caso lo portò fino in Colombia, ma la soluzione era altrove. Jack non mangiò la foglia.
Enzofilia

«Ci siamo persi». «Io lo dicevo, usiamo il segnalibro, ma tu no, dovevi fare di testa tua».
Federico Pisanu

Rimase sospeso in precario equilibrio su quel cornicione per un anno intero. Il tempo di completare il secondo volume.
Frandiben

«Ok, va bene» sussurrò Jack. Doveva sforzarsi per parlare a bassa voce. Non si era mai abituato alle regole della biblioteca
Miciomannaro

Jack voleva un po’ di privacy, e solo là si poteva rifugiare, nelle note a fondo pagina. Quelle che non legge mai nessuno.
Saraturchina

Aveva sempre la sensazione di non avere abbastanza tempo. Al lettore piaceva spararseli tutti d’un fiato.
Andrea Pinazzi

Quella mattina indossò qualcosa di scomodo, fastidioso. Aveva sbagliato armadio. Aveva aperto quello degli scheletri.
Valerio Nicastro

Viveva spezzoni della sua vita, brevi frammenti, futuro e passato si confondevano. Errore nel layout dell’impaginazione
Manyskills

Jack era un vero duro. Era così duro che si rifiutava di presentarsi in libreria con la paperback.
LVIX

Era disperato, non riusciva a trovare nessuna giustificazione: i caratteri erano senza spaziatura.
Gloria Marchionne

Jack, dico anche a te: il libro è finito. Tutti i personaggi sono pregati di accomodarsi nelle recensioni negative.
L’Ideota

Voleva conoscere il suo futuro. Andò da una chiromante a farsi leggere il retro di copertina.
Nonfaretardi

Odiava la tristezza dei funerali. Aveva chiesto un epitaffio in Comic Sans MS.
Omar Alfieri

Jack aveva sempre la parola giusta al momento giusto. Parlava come un libro stampato
GI_GI_TO

Era bloccato, un forte torcicollo l’aveva colpito. Chi aveva voltato così bruscamente la pagina?
Mara

Quella brutta storia era ormai alla fine, ma Jack si sentiva sempre più solo. Era un libro che mollavano tutti a metà
Fabulouso

Jack moriva quasi sempre allo stesso modo. Cambiava solo la vita che gli passava davanti.
L’Ideota

One thought on “Cosa fai quando non muori, Jack?

  1. Giovanni Lomonte scrive:

    Ballava così male Čajkovskij che il suo era l’aborto del cigno.

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