Ingratitudine

Questa volta, cari scrittori, parliamo di ingratitudine, un triste fenomeno che riscontriamo nella vita di tutti i giorni. Per romanzi che fanno riflettere.

Padre Herbert era un predicatore molto carismatico. A suo giudizio, l’accidia era il peccato più deplorevole. Un giorno il suo sermone fu ascoltato di Jim, un ladro inattivo da anni per pigrizia. “Quell’uomo ha ragione, devo scuotermi dal torpore”, pensò Jim. E decise di tornare alle vecchie abitudini, anche se con i soldi guadagnati in anni di furti poteva permettersi di oziare. Per prima cosa rubò la cassetta delle offerte raccolte da Padre Herbert.

Johnny teneva un corso di autostima molto efficace. Un giorno Jim, il ladro di prima, decise di frequentare le sue lezioni. Jim era reduce da un fallimento: la vittima designata, una donna molto muscolosa che possedeva una collana di diamanti, era riuscita a metterlo fuori combattimento, costringendolo a una precipitosa fuga. Per questo non rubava da tempo. Ma Johnny lo sostenne, lo spronò, gli fu vicino. Jim, grazie a lui, ritrovò in breve tempo la fiducia in se stesso. Per prima cosa rubò gli incassi del corso.

5 thoughts on “Ingratitudine

  1. Lele scrive:

    Danilo complimenti, ancora 😉
    Si potrà sperare in una futura ricomparsa di Jim? Sembra un personaggio molto interessante.

    • danilo scrive:

      Grazie mille, Lele, in effetti una saga dedicata al ladro ingrato, che deruba sempre chi lo aiuta, potrebbe essere un’idea 🙂

  2. Zio Scriba scrive:

    Direi che ben gli sta. Soprattutto a padre herbert. Così impara a denigrare l’Ozio!! 🙂

  3. la Clarina scrive:

    Contrappasso, contrappasso!
    Con i soldi del corso e della cassetta delle offerte, Jim intraprende un lungo viaggio – mica per tornare a oziare, ma perché i furti in loco gli sono venuti a noia ed è in vena di furti esotici.
    Così, viaggia oggi e ruba domani, giunge in uno staterello – un’isoletta del Pacifico? uno staterello mittelesteuropeo tipo Ruritania? – dominato da un tiranno malvagissimo e un po’ stupido, con degli sgherri un po’ stupidi ma malvagissimi. Il popolo soffre in silenzio e il Tiranno prospera sfruttando gli sforzi del popolo. L’economia è redditizia (l’esportazione dei gonnellini di foglie di palma tinti in varie sfumature psichedeliche – o delle matrioske in costume mittelesteuropeo ricavate dai gusci d’uovo di struzzo) è fiorente, ma tra tasse e balzelli e imposte e salassi, l’unico a goderne è il Tiranno…
    E a Jim viene la grande idea: perché non rubare al Tiranno il trono, lo staterello, il potere, la corona e il business dei gonnellini/matrioske? Tanto più che il Tiranno si è preso Jim al castello e lo tratta come un figlio, riconoscendo in lui a kindred spirit. Non si può negare che la faccenda sia proprio il suo genere – only on a grander scale!
    Detto e fatto, con un misto di audacia, spudoratezza, astuzia e appoggio popolare, Jim usurpa tutto quel che c’è da usurpare – e non venite a dirgli che questo non è stato un furto in grande stile.
    Per un po’ la popolazione lo osanna come un messia, colui che li ha liberati dal Tiranno. Jim se ne compiace tanto da pensare quasi di ritirarsi a vita privata. O sarebbe meglio dire a tirannia privata, visto che sta scoprendo le gioie del despotismo illuminato.
    Ma ha fatto i conti senza l’oste, a quanto pare. Tempo qualche anno, e il popolo, che è molto meno oppresso di prima ed è giunto alla conclusione che dopo tutto Jim sia una pasta di tiranno, lo rovescia e instaura la repubblica.
    Ah, l’ingratitudine delle folle!

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